|
Fondata il 23 Maggio 1882 |
|
|
Pregiudizi e luoghi comuni contro la cremazione
E' indubbio che sul problema che solleviamo numerosi sono i pregiudizi ed i luoghi comuni che fanno si che l'idea della cremazione trovi ancora nel nostro paese difficoltà ad affermarsi. Tralasciamo gli aspetti religiosi e veniamo ad alcuni particolari opinioni che è opportuno confutare e che se hanno trovato spazio finora è solo perché si tratta di argomenti che per ragioni di inutile quanto assurda scaramanzia e superstizione, in genere si ama poco affrontare e sui quali quindi l'informazione seria è totalmente assente. La prima osservazione è sulla considerazione per cui la Cremazione è un attentato al culto dei defunti, una specie di demolizione razionalista del significato sentimentale delle attenzioni che i vivi hanno verso i loro cari morti. La maturità culturale raggiunta nei nostri tempi fa comprendere come tale sentimento si eserciti essenzialmente sulla memoria, sul ricordo delle opere e del pensiero e non sul corpo. E ognuno sa bene che il corpo, per inesorabile legge della natura, è destinato a dissolversi qualsiasi sia la scelta compiuta, inumazione o incenerimento. Con questa consapevolezza alcuni scegliendo la cremazione, hanno come motivazione, seppure non esclusiva, una concezione di difesa di ciò che della persona rimane e di rispetto per il corpo, affermato con la volontà di sottrarlo alla decomposizione. Il rito della cremazione quindi non fa altro che modificare il modo in cui avviene la inevitabile dissoluzione del corpo, dando anche ai vivi la possibilità di costruire un rapporto con i defunti che non sia d'orrore verso ciò che rimane delle loro spoglie; è evidente a tutti, infatti, che si può stare accanto all'urna cineraria, dopo 20 o 50 anni, senza che vi siano motivi di orrido; è anche evidente che altrettanto non si potrebbe dire per chi volesse, non dopo dieci anni, ma solo dopo un anno vedere la bara in cui è racchiuso il corpo del defunto. La tendenza, irreversibile ormai da due secoli, di allontanare i cimiteri dalle città è segno di questa realtà. Al contrario lo sviluppo del rito della cremazione permetterebbe, volendo, di far cessare tale allontanamento e di invertire tale tendenza. Altrettanto superati sono i pregiudizi di coloro che vedono nella cremazione una specie di "violenza" fatta al cadavere ed inorridiscono al pensiero che il proprio corpo, o quello di un loro caro, sia aggredito dal fuoco. Ciò che sappiamo permette di dire che non c'è niente di serio in un pensiero di questo genere. Il fuoco è un mezzo accanto all'aria, alla terra, all'acqua ai vermi ecc. per un processo naturale. La scelta di questo mezzo da parte dell'uomo per dissolvere il proprio corpo non può non essere considerata più ragionevole, e in nessun caso più violenta ed aggressiva, di quella di ottenere gli stessi risultati attraverso l'azione di vermi e microrganismi vari. Non possono d'altra parte essere prese in considerazione altre amenità, più messe in giro per raggirare la credulità che per opporre argomenti convincenti, che descrivono la cremazione come un procedimento terribile, con cadaveri che si contorcono per il fuoco, ecc. cose che non corrispondono in niente alla realtà e che non hanno nessun basamento scientifico. Ugualmente un attimo di seria riflessione fa comprendere facilmente come neppure la questione della "morte apparente" può essere argomento di opposizione al rito crematorio. Se infatti le stesse leggi che vigono per l'inumazione (certificato, tempi da attendere prima del trasporto ecc.) valgono anche per la cremazione, rimane da pensare quale sarebbe il vantaggio di un risveglio in una bara sigillata e sotto due metri di terra....
|
|
|